Copywriter, ci siamo: hai scritto troppo, è arrivata la tendinite

Ogni lavoro porta con sé una serie di malattie professionali date dal continuo ripetere delle stesse azioni. Può trattarsi di patologie legate al troppo stress, all’usura fisica o a un mix delle due cose. Nel caso del copywriter, così come di qualsiasi persona che faccia della scrittura la sua mansione primaria, uno dei pericoli è quello degli infortuni alle mani. Scrivere per tanto tempo, tutti i giorni e senza un supporto adeguato porta dopo poco tempo a sentire dolori, fino ad arrivare al caso limite. Io per esempio, in passato sono stato fermo per un bel po’ di tempo a causa di un principio di tendinite: ecco cosa ho fatto per rimediare.

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Must not...write?

Scrivere tanto, scrivere sempre

Semplificando: giochi a calcio ogni giorno, puoi farti male alle gambe; scrivi ogni giorno, puoi farti male alle mani. Il mio infortunio alla mano destra è arrivato nel momento in cui scrivevo anche 20.000 parole al giorno. Ero impegnato nella scrittura di quelli che io chiamo copy da soap opera, come ho spiegato in questo articolo, e avevo ritmi di lavoro veramente elevati. Buttavo giù parole su parole per almeno sette ore al giorno, e sebbene si sia trattato di un periodo formativo essenziale per la mia esperienza di copywriter, è anche vero che dopo un po’ la situazione si era fatta insostenibile. Il mio corpo, infatti, mi ha detto semplicemente che non ne poteva più. All’inizio ho sentito un torpore alle mani, che è durato per circa una settimana. Intelligentemente, pensavo si trattasse solo di stanchezza e non ho cambiato le mie abitudini, continuando a scrivere e a svolgere i miei compiti da copywriter freelance.

La malattia professionale dello scrittore

E poi, un bel giorno, non riuscivo più a muovere la mano destra. Il braccio era interamente intorpidito, come quando dormi e il gomito ti rimane incastrato sotto la testa e quando ti svegli hai perso temporaneamente sensibilità e movimento. Il problema, come ho scoperto in seguito, non era tanto alla mano, quanto ai nervi del gomito. La causa di tutto è stata, probabilmente, l’errata posizione che assumevo nelle lunghe ore di scrittura. Lavoravo usando un tablet con una tastiera piccola, e tenendo i gomiti piegati in un certo modo per tutto il giorno, parole dopo parole, avevo combinato la frittata. A distanza di quasi due anni, scrivere a quello stesso tablet mi dà ancora dolore dopo un po’. In ogni caso, ero arrivato al punto in cui non potevo impugnare un coltello, suonare la chitarra, guidare la macchina e, ovviamente, scrivere. Cosa potevo fare per rimediare? La risposta non mi piacque fin dall’inizio.

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No, la risposta non era questa

Il copywriter che non poteva scrivere

L’unica cosa da fare era, senza particolari sorprese, stare fermo. Per un articolista e copywriter freelance che guadagna tanto quanto scrive, rimanere fermo vuol dire semplicemente essere disoccupato, e questo porta con sé una bella carica di depressione. La malattia professionale pertanto, è dannosa sia per il corpo che per lo spirito, ed è anche per questo che è necessario evitarla in tutti i modi. Intristirsi senza far niente, però, non è la cosa giusta da fare: visto che non potevo scrivere ho avuto modo di leggere, imparare cose nuove e passare un po’ di tempo libero. Il periodo immediatamente successivo all’infortunio, poi, è stato occupato da una lenta e costante riabilitazione. Nel momento di massima della malattia, infatti, non riuscivo a muovere bene le dita, e ogni volta che provavo a fare qualche movimento “strano” sentivo come delle scariche elettriche che dalle dita risalivano fino a tutto il braccio. Questione di nervi.

La riabilitazione del copywriter: l’esercizio con i bicchieri

Non ti sto dicendo di fare quello che ho fatto io: anzi, se hai dolore alle mani o al gomito il consiglio è sicuramente quello di andare da uno specialista e farti una bella chiacchierata. Se hai trovato questo articolo perché ti vuoi curare con il dottor Google, hai sbagliato strada. Continuando a leggere, però, potrai conoscere il percorso che, piano piano, mi ha portato nuovamente a scrivere senza tanti problemi. Il primo esercizio che seguivo, almeno due volte al giorno, era quello dei bicchieri. Basta prendere sei, sette bicchieri di plastica e riempirli con materiali di diversa consistenza. Io utilizzavo prodotti tranquillamente presenti in cucina come farina, pane grattugiato, vari formati di pastina e cereali, ma anche decorazioni di pasticceria come perline e palline varie. A occhi chiusi, bisogna mettere la mano infortunata nel bicchiere e indovinare di che materiale si tratta. Visto che avevo perso gran parte della sensibilità, si è trattato di un esercizio particolarmente utile per cercare di riprendere confidenza con i vari stimoli tattili.

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Pratici, comodi, utili per bere e riprendersi dagli infortuni alle mani. Da oggi, disponibili anche in varie colorazioni

La riabilitazione del copywriter: esercizi con le mani

Visto che oltre ad aver perso parte della sensibilità della mano destra non riuscivo nemmeno a compiere movimenti elementari, gli esercizi che ho svolto riguardavano proprio il progressivo recupero della mobilità. Due, in particolare, erano le prove che mi promettevo di superare almeno due volte al giorno:

Esercizio 1: dovevo cercare di toccare il pollice con le altre quattro dita della mano, partendo dal pollice per arrivare al mignolo, andata e ritorno. Se la tua mano è a posto sembra una cavolata, ma se non riesci nemmeno a prendere in mano le posate a pranzo la cosa diventa piuttosto complicata.

Esercizio 2: avvicinare e allargare le dita. Partendo da una posizione in cui le dita si toccano tra di loro, dovevo distanziarle il più possibile, e poi tornare indietro. Ancora, una cosa molto semplice se va tutto a posto, ma decisamente complicata se non riesci nemmeno a usare il mouse.

La riabilitazione del copywriter: pillole, tutori e misurazioni

Oltre agli esercizi per la sensibilità e il movimento, la terapia per il recupero completo della mano destra dopo la tendinite prevedeva anche l’assunzione di farmaci. Per prima cosa, il cortisone, al mattino. Nel corso della giornata, poi, prendevo Betotal e Ananase, per ridare un po’ di forza. Sono andato avanti con queste tre pillole per almeno un mese, diminuendo progressivamente il cortisone. Man mano che sentivo riprendere il controllo, ho iniziato a fare esercizi per misurare l’effettiva velocità della mano. Di norma, infatti, scrivo senza guardare la tastiera e a un ritmo piuttosto veloce. Ho preso, così, a fare qualche test per verificare il ritorno ai miei ritmi di scrittura, utilizzando il test che ho trovato sul sito 10 Fast Fingers. Mi ricordo che segnavo con una certa ansia i risultati: dopo essere sceso a circa 70 parole al minuto, dopo qualche settimana sono tornato al mio ritmo abituale, con la scrittura di circa 113 parole al minuto.

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Ti sfido a battere il mio record di 113 parole al minuto

Una delle cose che mi ha aiutato di più è stato l’utilizzo di tutori, che adopero ancora adesso quando devo scrivere. In particolare, uso due supporti per le mani, accompagnate da un sostegno per il gomito destro. Tipo questi.

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Finché non li provi non sai quanto sono utili

Una malattia professionale dai tempi lunghi

Nel mio caso posso ritenermi piuttosto fortunato: la tendinite non era particolarmente grave e alla fine sono stato completamente fermo per circa un mese. Questo tipo di infortuni, però, non prende e scompare di botto un bel giorno. Così come il dolore alla mano è aumentato progressivamente fino a diventare insostenibile, anche il sollievo di poter tornare a scrivere normalmente si è manifestato per gradi. Ancora oggi, alle volte, provo dolore dopo sessioni di scrittura molto intense, e riprendere a scrivere 20.000 parole al giorno è una cosa che, semplicemente, non posso e non voglio fare. Per cui sì, lavorare come copywriter freelance da casa è sicuramente bello ma, come ogni professione, porta con sé infortuni e possibili contrattempi.

Scrivi con moderazione!